Caro Don Ferdinando, in genere non credo alle cose finchè non le vedo (non a caso mi chiamo Tomassoni, un San Tommaso all'ennesima potenza!) e devo dire che la tua stanza vuota al VIS mi dà solo ora la misura della tua mancanza. Una mancanza che, tuttavia, non è assenza. Tutti gli insegnamenti ed i momenti condivisi mi accompagnano, a cominicare dalle tue parole. Qaundo ti scrissi, 5 anni fa, per chiederti informazioni sul VIS mi rispondesti: vieni e vedi, il resto verrà da sè. E quante cose son venute da quel momento lì....Ed io mi trovo a dirti la stessa cosa ora: vai e vedi con lo stesso spirito ed acuta capacità di osservazione, quel che verrà per entrare fino in fondo in questa nuova prova a cui il signore ti chiama. Quando chiesi a Padre Mario se non gli dispiacesse lasciare Goma, qualora fosse stato spostato in un'altra missione, mi rispose: vuol dire che Dio aveva bisogno di me da un'altra parte. Quell'obbedienza che non è eseguire, ma affidarsi con fiducia. A parte il sentirci per i progetti condivisi che abbiamo ancora aperti, ti dico: ci vediamo a Bologna. Grazie Monica
Monica TomassoniRoma+39.347.6521567
03/02/09
01/02/09
un commiato sereno
Carissimi amici e amiche,
sto ricevendo molti messaggi a cui vorrei rispondere personalmente, ma ne sono stato travolto. Ricorro ad una lettera collettiva invocando la vostra comprensione ma assicurandovi che il mio grazie si trasforma in preghiera per ciascuno di voi soprattutto nella celebrazione quotidiana dell’Eucaristia. Ecco alcuni pensieri che sto ruminando in questi giorni.
Ci sono momenti della vita che sono più evidentemente gravidi di ricchezze dello Spirito e vanno vissuti con totale disponibilità a lasciare che il Signore costruisca cose nuove:
“Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, - il primo cielo e la prima terra erano spariti, e il mare non c'era più, 2 e vidi venire dal cielo, da parte di Dio, la santa città, la nuova Gerusalemme, ornata come una sposa pronta per andare incontro allo sposo. 3 Una voce forte che veniva dal trono esclamò: «Ecco l'abitazione di Dio fra gli uomini; essi saranno suo popolo ed egli sarà Dio con loro".
4 Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre».
5 Allora Dio dal suo trono disse: «Ora faccio nuova ogni cosa» (Apocalisse 21, 1-5)
Sto lasciando Roma per Bologna, sto cambiando lavoro, ma, per quanto dipende da me, non vorrei interrompere le relazioni interpersonali che abbiamo costruito in tanti anni di collaborazione e amicizia.
Mi riferisco principalmente ai rapporti spirituali fatti di comunione di ideali, di fede vissuta nel servizio, di preghiera condivisa che sono il tessuto più vero che ci tiene uniti. Poi ci sono anche gli abbracci e le parole che ne promanano e che sono veri solo in quanto sono espressione visibile dell’invisibile amore.
E’ bellissimo pensare che questa ricchezza dello spirito nessuno ce la può togliere, non ingombra, non ha bisogno di valigie, ma resta sempre con noi e può continuare a crescere anche a distanza.
In questi giorni di saluti e di promesse è spontaneo verificare che cosa si è consolidato nel profondo della nostra personalità dalla frequentazione che ci ha permesso di condividere momenti di vita.
Per me e per molti di voi ha determinato una più profonda relazione con il Signore Gesù.
Scopro in questo uno degli aspetti più significativi del sacerdozio, di questa partecipazione immeritata all’azione redentrice di Cristo che vuole penetrare in ogni realtà umana per darle un significato che superi il contingente, l’occasionale. Continuiamo questo cammino di immedesimazione con Cristo e pensate come sarà bello quando questa comunione sarà talmente profonda da poter dire con San Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me»
Il mio spirito è sereno e tranquillo, come quando hai fatto crescere un albero e i frutti sono maturi e pronti per la vita. Se il cuore sanguina, come è naturale, continuando il paragone, penso che la pianta viene trapiantata e questo può fare la differenza perché, nelle mani del Signore, come albero potrei crescere meglio ed essere più utile nella nuova destinazione.
Crescere meglio: nello scorcio finale della mia esistenza questo pensiero è costante, perché la meta è vicina. «A mezzanotte si udì un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro. Le vergini sagge presero le lampade e l’olio ed entrarono alle nozze! Le vergini stolte…»
In definitiva abbiamo lo strumento efficace per mantenere la nostra comunione: più ci uniremo a Cristo (Parola, preghiera, sacramenti, amore, servizio, perdono, ecc.) e più saremo uniti.
Un pensiero particolare è per tutte le persone che hanno lavorato e lavorano al VIS e per i volontari sia quelli in servizio, sia chi è rientrato: li ho sempre considerati i miei figli e, nel mio cuore, tali rimangono per sempre.
Per finire: la porta del cuore rimane sempre aperta a tutti, ma spero che sia possibile anche tenere aperta la possibilità di mangiare insieme un buon piatto di tortellini bolognesi.
L’indirizzo mail e il cellulare non cambiano.
Un affettuoso abbraccio
Roma, 31 gennaio 2009, festa di San Giovanni Bosco
Don Ferdinando Colombo
Comunità salesiana dell'Istituto Beata Vergine di San Luca,
Via Jacopo della Quercia 1, 40128 Bologna.
Tel 051/41.51.711
fc@volint.it
skype: Don_Ferdinando
sto ricevendo molti messaggi a cui vorrei rispondere personalmente, ma ne sono stato travolto. Ricorro ad una lettera collettiva invocando la vostra comprensione ma assicurandovi che il mio grazie si trasforma in preghiera per ciascuno di voi soprattutto nella celebrazione quotidiana dell’Eucaristia. Ecco alcuni pensieri che sto ruminando in questi giorni.
Ci sono momenti della vita che sono più evidentemente gravidi di ricchezze dello Spirito e vanno vissuti con totale disponibilità a lasciare che il Signore costruisca cose nuove:
“Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra, - il primo cielo e la prima terra erano spariti, e il mare non c'era più, 2 e vidi venire dal cielo, da parte di Dio, la santa città, la nuova Gerusalemme, ornata come una sposa pronta per andare incontro allo sposo. 3 Una voce forte che veniva dal trono esclamò: «Ecco l'abitazione di Dio fra gli uomini; essi saranno suo popolo ed egli sarà Dio con loro".
4 Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre».
5 Allora Dio dal suo trono disse: «Ora faccio nuova ogni cosa» (Apocalisse 21, 1-5)
Sto lasciando Roma per Bologna, sto cambiando lavoro, ma, per quanto dipende da me, non vorrei interrompere le relazioni interpersonali che abbiamo costruito in tanti anni di collaborazione e amicizia.
Mi riferisco principalmente ai rapporti spirituali fatti di comunione di ideali, di fede vissuta nel servizio, di preghiera condivisa che sono il tessuto più vero che ci tiene uniti. Poi ci sono anche gli abbracci e le parole che ne promanano e che sono veri solo in quanto sono espressione visibile dell’invisibile amore.
E’ bellissimo pensare che questa ricchezza dello spirito nessuno ce la può togliere, non ingombra, non ha bisogno di valigie, ma resta sempre con noi e può continuare a crescere anche a distanza.
In questi giorni di saluti e di promesse è spontaneo verificare che cosa si è consolidato nel profondo della nostra personalità dalla frequentazione che ci ha permesso di condividere momenti di vita.
Per me e per molti di voi ha determinato una più profonda relazione con il Signore Gesù.
Scopro in questo uno degli aspetti più significativi del sacerdozio, di questa partecipazione immeritata all’azione redentrice di Cristo che vuole penetrare in ogni realtà umana per darle un significato che superi il contingente, l’occasionale. Continuiamo questo cammino di immedesimazione con Cristo e pensate come sarà bello quando questa comunione sarà talmente profonda da poter dire con San Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me»
Il mio spirito è sereno e tranquillo, come quando hai fatto crescere un albero e i frutti sono maturi e pronti per la vita. Se il cuore sanguina, come è naturale, continuando il paragone, penso che la pianta viene trapiantata e questo può fare la differenza perché, nelle mani del Signore, come albero potrei crescere meglio ed essere più utile nella nuova destinazione.
Crescere meglio: nello scorcio finale della mia esistenza questo pensiero è costante, perché la meta è vicina. «A mezzanotte si udì un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro. Le vergini sagge presero le lampade e l’olio ed entrarono alle nozze! Le vergini stolte…»
In definitiva abbiamo lo strumento efficace per mantenere la nostra comunione: più ci uniremo a Cristo (Parola, preghiera, sacramenti, amore, servizio, perdono, ecc.) e più saremo uniti.
Un pensiero particolare è per tutte le persone che hanno lavorato e lavorano al VIS e per i volontari sia quelli in servizio, sia chi è rientrato: li ho sempre considerati i miei figli e, nel mio cuore, tali rimangono per sempre.
Per finire: la porta del cuore rimane sempre aperta a tutti, ma spero che sia possibile anche tenere aperta la possibilità di mangiare insieme un buon piatto di tortellini bolognesi.
L’indirizzo mail e il cellulare non cambiano.
Un affettuoso abbraccio
Roma, 31 gennaio 2009, festa di San Giovanni Bosco
Don Ferdinando Colombo
Comunità salesiana dell'Istituto Beata Vergine di San Luca,
Via Jacopo della Quercia 1, 40128 Bologna.
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